De-Fecando (Il 1968 – Cinquanta anni dopo)

Un altro maggio, un’altra primavera
sanpietrini volano nel ricordo che non ci appartiene
la rosa è fiorita a marzo
la mimosa in febbraio
mi guardo allo specchio, non mi riconosco
il vecchio consuma la sua cera nell’ospizio
i tempi sono cambiati
professori in ginocchio
prostrati sulla cattedra supplicano gli studenti
di non fargli del male
osservo il mondo attraverso uno specchio distorto
la sinistra non esiste più
il centro non esiste più
la destra non esiste più
tutti sono tutto e non si parlano
temono la contaminazione.
In questo nuovo medioevo tutti sono arroccati
sulle proprie posizioni
è vero
tutti credono di sapere tutto nella loro illusione di vita
ed io segretamente traggo ispirazione
per le mie poesie
stando seduto sul water nell’atto creativo
della defecazione.

13 maggio 2018

Radio Londra

Il popolo teme il contagio.

Il vaccino traballa.

Tirabaralla.

Governanti non governano.

Rigovernano.

I gatti si leccano le parti intime.

I cani anche, ma agli altri.

Popolo morto riempie le tasche.

Quando il gallo canta è già tardi.

Meglio spegnere la radio e non ascoltare.

Dio ha smesso di fare il postino.

Buona fortuna.

13 aprile 2021

Il tuo nome

Amore mio,

ci ha uniti un sentimento

che chiamavamo amore,

e adesso che sono passati

quasi quarant’anni

quel sentimento non è più lo stesso,

si è trasformato in qualcosa

di più grande e bello

che non so come chiamare

se non con il tuo nome.

Sciantosa

La donna nell’abito elegante

marcia per le strade di Roma,

il figlio al suo fianco

frutto di un amore tempesta

così travolgente da togliere il fiato,

così ingombrante da gonfiare la pancia,

eccolo li quel figlio ricompensa

senza un padre vero da abbracciare,

luccica il fascio littorio all’occhiello

sono tutti vestiti di nero,

ma il sole scalda la giornata,

bando alla tristezza

sarà una bella passeggiata.

20 febbraio 2021

Al mercato degli uomini piccoli

Al mercato degli uomini piccoli di Mauro Pelosi è stato il primo disco che ho comprato. Era il 1973 ed avevo 15 anni.
Ricordo l’emozione del momento, finalmente avevo i soldi necessari per comprami un disco tutto mio, e mi ero recato in un negozio del centro per sceglierlo senza ancora sapere quale. Quando parlo di disco intendo un 33 giri, come si chiamava allora.
Esistevano dischi a 78 giri, come quelli trovati in casa che andavano ascoltati su di un grammofono senza tromba, simile ad una scatola nera che si apriva dall’alto e funzionava a manovella.
C’erano dischi a 33 giri che erano delle stesse dimensioni di quelli a 78 ma erano più sottili, fatti di un altro materiale, funzionavano su giradischi a corrente e contenevano solitamente quattro canzoni a facciata con una durata di circa 20 minuti per lato.
Infine quelli a 45 giri, dischi più piccoli che avevano una canzone per lato.
Ho sempre comprato i 33 giri, chiamati anche Lp. Nessuno allora li chiamava vinili. Li ascoltavo con una fonovaligia, come si vede nella fotografia.

Ma torniamo al negozio ed alla scelta del disco.
Mi misi a guardare tutti quelli che c’erano…e li avrei comprati tutti, poi decisi di prendere Al mercato degli uomini piccoli di Mauro Pelosi, un disco sconosciuto, di un autore sconosciuto, che conteneva otto canzoni sconosciute.
Mi piacquero la copertina ed il titolo.
Pagai alla cassa e me ne tornai a casa tenendomi stretto il mio tesoro.
Una volta giunto a destinazione detti inizio a quella sorta di rituale sacro che consisteva nell’immersione totale dentro musica e parole che si liberavano magicamente nell’aria e mi entravano nel corpo prendendone possesso.
In quei quaranta minuti non c’ero per nessuno e nessuno doveva distrubarmi.
Seguivo i testi sull’inserto interno della copertina.
Rituale, quello dei quaranta minuti, che ripeterò ad ogni nuovo acquisto fino a quando i dischi usciranno di produzione soppiantati dai cd.

Per giorni e giorni e mesi ho suonato quell’unico mio disco fino ad impararlo a memoria. Ad ogni ascolto si faceva più bello, mi liberava sentimenti e sensazioni sconosciute, ne sentivo i brividi al limite della commozione e non sapevo spiegarmelo. Eppure tutte quelle canzoni potevano anche sembrare noiose, pallose, tremendamente lente, forse dopo averle ascoltate qualcuno sarebbe corso via a suicidarsi, ma io…le trovavo bellissime.

facciata a
AL MERCATO DEGLI UOMINI PICCOLI 4.17
UN MATTINO 4.53
Ehi! SIGNORE 5.10
NON TORNANO PIù 4.30

facciata b
CON TE 3.45
TI PORTERò VIA 5.33
NO,IO SCHERZO 4.14
MI PIACEREBBE DIVENTAR VECCHIO INSIEME A TE 4.52

Mi sono immedesimato in ogni canzone, il cantautore si fondeva con l’ascoltatore, ed ho vissuto sulla mia pelle quelle parole scritte e musicate da Mauro Pelosi…anche adesso che son passati quasi 50 anni conservano la loro magia e le coltivo con amore insieme al ricordo del ragazzo che ero, quel ragazzo che vive ancora in me.


come tanti aspettavo che qualcosa
accadesse, come tanti io volevo
una donna che si accontentasse
di me.
(da Al mercato degli uomini piccoli)


Non puoi dormire e ti perdi nei sogni
dietro alle ombre di strane avventure
come un drogato che scappa dal mondo
per non portar la realtà sulle spalle

(da Un mattino)


Io non ho bisogno, non mi serve
proprio niente, cosa credi io sto bene
ho proprio tutto, figurati che ho persino, io l’amore.

(da Ehi! Signore)


E non tornano più le giornate
belle con te e le ore piene
di te e le notti passate a
parlare soltanto

(da Non tornano)


Non so più cos’è un’idea, io che ne
avevo tante, m’han fatto crollare
tutto…
(da Con te)

… Non dovrai
più sognare dimenticherai le paure e potrai
ballare in mezzo ai fiori libera con me
ed io, io trascorrerò le mie giornate a guardarti

(da Ti porterò via)


No no no no no, io scherzo
son felice non mi vedi!
No no no no no, io scherzo
son felice non mi vedi.

(da No,io scherzo)


…ma ti sorreggerei,
ti coprirei per bene e guarderei il
tuo viso per scoprir se ti ho dato una
vita felice, poi prima di dormire
una carezza.

(da Mi piacerebbe diventar vecchio insieme a te)

Sono tutte canzoni abbastanza introspettive, aspetti diversi di una storia d’amore, almeno io la vedo così, ed un aspetto curioso di questo disco stato il suo essere profetico in quanto, dai tre ai sette anni dopo la sua uscita sul mercato, ho vissuto una bellissima/travagliata storia d’amore nella quale ho affrontato tutte le tematiche di queste canzoni. Come se avessi vissuto quella storia due volte. Ma questo è un fenomeno che si è verificato spesso nella mia vita, pensare/desiderare cose o storie che poi si sono avverate. Alla fine non saranno andate come avrei voluto, ma ne è sempre valsa la pena.

Carlo

10 aprile 2021

Il muro

Raccolto

a trenta centimetri dall’intonaco

osservo il muro

anzi, lo fisso come se non lo vedessi

infatti non c’è

vedo oltre

dentro di me

campi di ricordi riarsi dal sole

colmi di cadaveri straziati

in ogni posizione

in pezzi

a brandelli

ovunque sangue e distruzione

neanche una radice del futuro

solo vuoto e disperazione

bambini muti

ragazzi ciechi

adulti sordi

eccomi qua, sono sempre io:

la parola più corta

il concetto più voluminoso dell’universo

non c’è fuga

nessuno scampo

chiudere gli occhi non serve più

la luce è sempre accesa

in fondo ai miei recessi

una veglia continua

per un morto che vive

e che vivendo lentamente muore.

13 marzo 2021

Lezioni

Attaccato ad una macchina
un filo ne esce
uno mi entra,
siamo connessi col mondo
dei morti,
la tua voce mi canta,
il mio canto ti parla,
abbiamo bisogno di noi,
siamo ancora vivi
in parte,
siamo già morti
in parte,
ma non ho ancora capito chi;
siamo gli estremi di un
tutt’uno sfiorando la follia.
Io: vivo, imparo da te: morto;
invece di queste lezioni
vorrei essere al tuo posto,
la mia vita non sarà mai
come la tua,
la morte anche
ed è per questo che mi temo.

Lezioni è una poesia del 23 novembre 2019 che nasce da una riflessione interiore durante l’ascolto di alcune canzoni di Leonard Cohen. Il potere della musica e delle parole cantate è grande e spesso mi abbandono a loro incondizionatamente. Da poco, a quanto pare, sono entrato a fare parte della categoria degli anziani, quindi ho avuto molto tempo a disposizione per ascoltare musica e parole, chiamiamole canzoni anche se mi sembra riduttivo, e adesso quando mi dedico all’ascolto mi rendo conto che spesso quegli artisti sono quasi tutti morti. Davanti ai miei occhi vedo tutte le loro vite, dall’inizio alla fine, e non posso fare a meno di paragonarmi a loro. Unica certezza è che prima o poi li seguirò per inabissarmi nel nulla da cui provengo, perchè è nulla ciò che sono, e nessuno con le cuffiette nelle orecchie ascolterà mai le mie canzoni. Quindi io vivo in un mondo di morti, ascoltando e imparando la vita da persone vive che non ci sono più.

Novità

Un caro saluto a tutti.

Come forse vi sarete accorti il blog Poesie Stralciate non esiste più perché l’ho cancellato.

Non chiedete le motivazioni di tale gesto perché non le so neanche io, so per certo che adesso mi sento meglio e sono contento di dover ricominciare tutto da zero (questa è la terza volta dal dicembre 2014, anno del primo blog).

Il nuovo si chiama Fiorisce nel Buio, ripreso da una una mia vecchia frase che recitava: Fiorisce nel buio dell’anima il fiore più bello.

Carlo

Fiore del buio

Fiore nel buio
alone di luce fioca
anima nebulosa d’un
controluce riluttante
cerco quel profumo particolare
la tua idea, il concetto di te
ma ritrovo solo ombre
oscurità mai sopite.

Fiore del buio
luminescenza dell’anima
la tua luce smorta
risplende nel ricordo,
nello scrutare vago della
preesistenza, ed io
come un mago
compio magie, strane
alchimie per sopravvivere,
per cercare di disegnare
quel che un giorno
chiamasti vita.

E fu proprio da questa
o da quel Fiore nel buio
che m’affacciai distratto
per un attimo e mi
dissolsi in polline
dentro il tuo calice divino.

2 gennaio 2017