Un sorriso

Disegno personale

Vorrei coprirti con i fiori
della mia coperta

cullarti come facevano
le donne un tempo

leggere la serenità sul
tuo viso e nell’anima

la cosa che più
desidero da te

è un sorriso

per essere l’uomo
più ricco del mondo.

18 marzo 2015

Finchè c’è

Disegno personale

Istruzioni per l’uso
contemplare per un attimo l’articolo
fare un paio di bei respiri
rilassarsi per prepararsi alla lettura
ma attenzione perchè manca la punteggiatura
quindi leggere senza fretta usando la testa
può anche aiutare leggere a voce alta
lasciare fluire le parole
e le pause arriveranno con facilità
comunque vada l’importante è integrarsi
fondersi con l’insieme e buona fortuna.

Oggi come non mai
oggi come da tanto tempo
la tua voce corre sul piatto
e l’anima per vicoli se ne va
caro amico quanto tempo
il poco tempo passato
questo tempo già concluso
stazioni in me come fossi te
la tua voce come sempre accarezza
tutti i desideri impensati ma
rifletto e piango anche a quest’età.

Il mistero di una canzone
in tante parti si scompone
c’è la curiosità anche se la memoria sa
c’è il tono della voce e che voce
darei via qualcosa per averla
e chissà cosa darei per saper cantare
amico mio ancora narri di libertà
carcere e ribellione povertà
degli sfruttati i disadattati anche assassini
ancora corrono su quella riva
sotto l’ultimo sole che lo vide assopito.

Il lato romantico dello specchio
mi spreme di malinconia
e fermo tutto siamo soli adesso
io e te come nel tempo della scuola
studiavi con me a suon di musica
guardiamo quei bambini e gli aquiloni
poi il muro ed anche le mani
ancora girano le parole
girano spesso come i coglioni
ma vuoi mettere la differenza
ora c’è un bosco e degli zingari.

Povera Sally non tornerà
scivolo sulla sedia e m’abbandono
il corpo è un peso irrilevante
bisogna avvertire la sua mamma
chiudo chi occhi e canto con lui
ma a voce stenta come la memoria
eppure quel ragazzo in forze
le sapeva tutte e sapeva come fare
accoppiare le voci senza sbagliare
che emozione conoscere le pause
che gioia il futuro svelare.

Cambia il ritmo e la nostalgia
un pizzico d’allegria
un peperoncino d’euforia
il nonno crocefisso con le forchette
divinità golose s’ingrassano
e li vedo tutti i personaggi della vita
manco fosse carnevale anzi dubito
forse è casa d’igiene mentale
che orrore che tristezza solo l’idea
l’igiene non può essere mentale
la chiamo creatività o meglio divinità.

Vedo le anime prendere il volo
come i ragazzi che si spiavano
c’era un cuore malato ed un prato
questa canzone m’ha sempre ammaliato
empatia e simpatia provare l’emozione
come il tocco di quei capelli femmina
quando lui morì per l’emozione
e quel cuore malato m’ha sempre preso
come quelle carezze e quelle cosce
erba e fiori non colti tra baci di memoria
ciò che le restò sulle labbra uccise anche me.

Oggi ho sceso la scala della polvere
per giungere a questa valle di riposo
strizzando l’occhio alle nuvole nel sole
sto scrivendo qualcosa che è forse follia
ma son giunto al termine e si festeggia
al ballo mascherato della celebrità
tanti invitati Cristo Nobel Maria Dante
Grimilde Nelson ed una bella bomba
per risolvere tutti i problemi…boom
e voilà al ballo mascherato della celebrità
rimangono solo i morti e i discorsi.

Ora mi hai portato su percorsi impervi
viaggio mentale insicuro nell’ombra
le parole son mutate poca allegria
ricordi di un genitore ucciso il processo
assoluzione e delitto lo stesso movente
la malinconia è andata via mi guardo
ecco la sensazione del tempo che scorre
e lui che parla senza cantare
vostro onore sei un figlio di troia
e così se ne va per la sua strada
e io ritorno al presente per concludere.

Quel che rimane sono solo parole
proprio quelle della tua canzone
cosa farai nella tua ora di libertà
ora che non ci sono poteri buoni
che è un delitto il non rubare quando si ha fame
che per quanto voi vi crediate assolti siete
per sempre coinvolti

tante parole cadute nell’oblio
canzoni cosa vuoi che sia una canzone
già cos’è una canzone
finché c’è una canzone esiste una speranza.

18 settembre 2021

Canzone del Maggio – Fabrizio De Andrè

La stanza dei morti

Fotografia personale

La fioca luce riverbera
sul tuo volto di bambino,
l’ombra trova posto sulla parete
sopra i quadri dei tuoi avi
e li sovrasti silenzioso.

Pensieri di solitudine,
incomprensione e
abbandono scivolano via
tra un sussurro e uno sguardo
umido di vecchiaia.

La memoria è un lumicino lontano
rivolto all’adolescenza
che colma il vuoto di tutta la vita,
lo sguardo vuoto ma attento
passa sui volti antichi
e si sofferma sugli affetti cari,
poche foto sul tavolino intarsiato
che ha vissuto con te la casa paterna.

La giovane ragazza fugge dal topolino
arrampicandosi sul marmoreo lampioncino
che accendi con facilità
ed è come attizzare un lumicino.

Ecco apparire i volti cari,
la mamma, i fratelli,
sempre con te da sempre
ma andati via da anni,
anche quello che non hai
mai conosciuto, quel bambino
che porta il tuo nome
e che non è mai cresciuto.

Chissà cosa ti passa per la testa,
lentamente ti volti verso l’uscita
e te ne vai, chiudendo per una volta ancora
la porta della “stanza dei morti”
come la chiami con affetto e dolore.

17 marzo 2015

La scalata

Fotografia personale

Ti ho scalata
come una montagna
con pazienza e dedizione.

La tua cima è tutta
bianca come un ghiacciaio.

Sono appena giunto che
il nostro tempo è finito.

17 marzo 2015

Sfiorarti

Disegno personale

Sfiorarti con
le labbra le
labbra

in un crescendo con
la lingua la
lingua

e con le labbra la
lingua

e con la lingua le
labbra

mentre il mondo si
capovolge

e lo stomaco si
apre
a vuoti assurdi

per sconfinare nell’irrealtà
e oltre

per tornare a noi nel
presente

che già sfioriamo i nostri corpi
con i corpi nostri.

18 marzo 2015

Scivolo tra le gocce di pioggia

Fotografia personale

Senza corpo scivolo tra le gocce di pioggia
di quest’umida giornata primaverile,
penso alla vita, a te, a noi, a tutto il mondo,
ed in questo attimo esaltante
mi ritrovo sulla cima di un monte:
eremita ma saggio,
vecchio come un bambino
e bambino come un vecchio.
Senza corpo scivolo tra le gocce di pioggia
di questa interminabile giornata
che mi parla di te
e ti stringo forte in un abbraccio
se solo tu fossi qui.

1 giugno 2004

Il poeta assente

Fotografia personale

Accanto al letto un libro
di poesie: Apollinaire,

sfatto il letto caldo,

il poeta assente:
sul cuscino contro la spalliera
e sul lenzuolo,

un quaderno aperto
sulle grinze del mare,

la penna, poco lontano,

un pensiero assente
lentamente scivola dal cuscino
e si adagia su se stesso,

aspetta la mano del poeta.

21 giugno 2015

L’ultimo sogno

Fotografia personale

Da solo camminavo
in una notte d’estate,
i piedi sul prato,
le mani nelle tasche,
cicale nelle orecchie.

Ti vidi uscire
dall’acqua del fiume
circondato di silenzio,
poi arrivarono le ombre
e passarono oltre.

Erano tre, luminose,
floreali,
ti sfiorarono
con la lentezza
dell’immensità.

La galleria in cui entrarono
non esisteva,
non aveva fine,
ma il loro passo valeva
l’ampiezza dell’eternità.

Ti vidi osservarle
fino a quando sparirono,
poi t’incamminasti.
Non avevi volto,
nessuna espressione.

Si aprì una porta
sul tuo cammino,
che strano odore umido,
urla e rumore,
il sole di notte.

Che stupore vedere
quei due uomini parlare
e narrarti della fine,
la tua sorpresa,
la rassegnazione.

A capo chino e
passo lento seguisti
la strada delle ombre,
ti aspettavano,
non dovevi temere.

Sparisti in un attimo,
poco prima eri là,
subito dopo non c’eri più.
Rimase solo il cielo
più azzurro che blu.

maggio 1972

Il confronto

Non esiste confronto,
non c’è paragone,
tra il poltrire nel letto
e cantare il tuo nome.

Eppure il confronto
io lo voglio fare,
voglio oziare nel letto
e scordare il tuo nome.

E cento e volte mille
mi farò carezzare
dalle coperte e dal
tepore che nulla vuole.

Ed una sola volta
scordare quell’amore
che non m’ha fatto
dormire, ma solo dolore.

Abbraccerò le coperte
tutte e su loro giacerò,
bambino felice di tanta
quiete, di tanto calore.

22 marzo 2015

Natura Morta

Fotografia personale

Manca poco,
il tempo perduto
è maggiore del vissuto.

Tutto lentamente si allontana,
le antiche legioni romane
sono solo un ricordo,
la fanciullezza è preistoria,
l’esser ragazzo: utopia.

Fiori recisi reclinano il capo
con i piedi nell’acqua torbida,
ed io con i piedi nel passato
misuro il futuro che conduce lontano
verso territori senza speranza.

17 settembre 2015