C’è un tempo

Disegno personale

C’è un tempo per la semina, c’è un tempo per il raccolto, e purtroppo c’è anche quello della malattia che prima o poi ci prende tutti quanti in vari modi. Tutto è vita, comunque, anche se non bella. Mi dispiace tanto, che altro dire se non parole di circostanza, altro non so. Quest’anno non va bene, vero? Altro che profezia dei Maya ma forse è l’anno bisestile, a qualcuno bisogna pur dare la colpa per esorcizzare le proprie sventure. Speriamo tutto riprenda ad andare per il verso giusto. Avrei voluto scrivere qualunque cosa ma aspettavo di sentire l’ispirazione. Adesso eccomi qui a raccontare in modo criptico come ho passato questi tempi strani nei quali ho pensato molto, più del solito, perchè usare la mente mi fa sentire migliore, pensare, riflettere, ovviamente a ciò che m’interessa veramente. Che sensazione incredibile, sento viva la crescita interiore solo addentrandomi dentro le parole. Le mie pagine sono immagini, immagini della natura, quadri, opere d’arte, sogni, visioni, richiami ancestrali, mandala, frattali, petali di fiori, ricorrenze, infiniti ritorni, attimi in cui la ragione perde il proprio senso ed i sensi acuiscono la presenza di altre dimensioni. In quei riquadri mi addentro, percorro sentieri di buio e di luce, il sopra ed il sotto non hanno senso come tutti gli opposti possibili, è sempre una unione, un tutto in cui perdersi, acque in cui bagnarsi per rinascere da nuove madri, ogni volta come la prima. Ho fatto questo negli ultimi giorni, costringendo il tempo libero a seguirmi in un cammino alquanto astruso ma costruttivo, ancora non son giunto alla fine ma poco ci manca, anche se confesso di aver barato un po’ e di aver corso gli ultimi metri per giungere primo alla meta. Prima io di me stesso, una corsa dove sono l’unico partecipante, ma sono anche tornato sui miei passi, con salti temporali che hanno dell’impossibile, per ritrovare tracce di me che ancora chiedevano aiuto, parole che allungavano le proprie braccia imploranti, frasi zoppe, storpie, che sono riuscite ad attirare la mia attenzione, per essere riscritte ex novo, in ampliamenti circoscritti ma concentrici, in cui ero sempre io il centro. Dio è un piccolo punto al centro del foglio bianco, il buco lasciato dall’ago del compasso. Il resto siamo noi, punte di grafite, circonferenze d’ogni dimensione, infinite, infinitesimali. Tutti stiamo all’interno del foro. Sto meglio, anche se lievi strascichi mi costringono a solitarie esibizioni di tosse. Sono a stretto contatto con i miei familiari, i genitori, il fratello, anche se questo insieme di persone forma un manicomio, un circo, un ospizio, una banda musicale, una farsa, un dramma, un sorriso, una carezza, un po’ di tenerezza, ma anche di paura. Quella di vivere, quella di morire, quella di esistere, quella del futuro, quella di avere paura, non si può amare per forza, solo per pensare positivo, a volte è bene cadere, graffiarsi, farsi male e risorgere attraverso una cura profonda, che amare la superficialità vuota della ragione. Meglio la follia pura che ha il suo modo di esistere, ma d’altronde siamo tutti un po’ folli, anche se tanti se ne vergognano e cercano di dare un senso all’esistenza umana, attraverso l’insegnamento di modi di comportamento falsi e propagandistici. Sai che son sempre contro. So di essere nel giusto e tanto mi basta ma ci sono momenti in cui lo sconforto abbatte in un soffio le mie pareti di certezze apparenti, le credevo certe, radicate ma poco dopo non ci son più. Poi il sole ritorna dal suo viaggio nelle tenebre, energia che ritorna, che si sposta incanalandosi nelle giuste vie. Tutto è a posto, non disperare, verranno tempi migliori ma non potrai mai farmi cambiare idea: il lavoro rovina la vita, inutile prendersi per il culo e non solo quello. A volte non ho proprio voglia di fare niente d’impegnativo ed allora cazzeggio su internet che, bene o male, è diventato lo specchio di me stesso dove rifletto la mia anima ed i miei interessi multipli che a dir bene non interessano a nessuno, ma non importa se non ho una folla ad acclamare, meglio pochi e boni o addirittura soli che male accompagnati. La mente che ha guidato questa stesura sta esaurendosi… mi spengo.

4 aprile 2012

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