Scrivo dalle pendici

Disegno personale

Scrivo dalle pendici del nuovo anno, vegetazione scarsa, freddo e nebbia impediscono di vedere oltre, bisogna vivere alla giornata. Questo inizio mi fa venire in mente una vecchia canzone di Fossati di cui non ricordo il titolo, iniziava con: –Stazione sotterranea Firenze, da quanto tempo siamo qua, la radio non dice niente, mi sa che per quest’anno non ci si fa e sto sorridendo amore …– sicuramente la ricordi, quante volte l’abbiamo ascoltata in auto, nel buio della nostra gioventù, quante volte ho girato i lati di quella cassetta fino a consumarne il nastro! Già, le musicassette, articolo ormai desueto, obsoleto, che non regge al tempo, si smagnetizza, rimane solo un rotolino di pellicola marroncina a ricordo di quelle serate e nemmeno quello. L’oggetto fisico, la cassetta, non esiste più ormai, tutte le cassette che avevo non ci sono più, tutta la musica è stata sostituita dall’era digitale e dalla tecnologia fagocita-tutto, rimangono i ricordi, quelli almeno non li snatura niente e nessuno. Se la tecnologia da una parte toglie dall’altra da, ed è grazie a ciò che ho ricevuto in cambio che posso parlarti stasera. E’ un dialogo un po’ particolare, un dialogo silenzioso, asincrono tanto da sembrare monologo, salvo che non c’è la certezza dell’unicità. So che le mie parole non rimarranno inascoltate e questo mi aiuta. Le festività son quasi al termine, per me son già finite, la Befana è una sensazione del lontano passato. Il guaio dell’età che avanza è che si rammenta troppo spesso quel fantomatico passato in cui tutto è già accaduto o in cui tutto poteva accadere, dimenticandoci che siamo vivi e che siamo ancora in grado di agire, che possiamo creare altri ricordi, tutti i giorni a venire. Faccio finta di guidare una scatoletta piena di musica che si muove nel buio del cielo stellato. E’ freddo anche questo inverno ed immagino una volta ancora due ragazzi che si abbracciano per trovare un po’ di calore. La somma delle loro età è ben lontana da quella che porto adesso. Sai, ho smesso di vivere di ricordi, vivo il presente anche se insoddisfacente. Non sono mai pago, non mi sento mai sazio, ho sempre fame e sete d’amore e di anime perchè ne ho fatto la mia bandiera da molti decenni e forse, proprio in questi giorni mi son ritrovato a pensare che probabilmemte è stato tutto uno sbaglio. Tutto questo amore per l’amore, tutta questa sofferenza interiore, che senso ha ancora, che senso ha, ora. Forse non ce l’ha. Forse non l’ha mai avuto. Ecco, il silenzio che hai avvertito era solo il rumore di questi pensieri, forse malinconici, introspettivi, retrospettivi, ma sinceri e puri. Fossati mi ronza ancora nella testa, è incredibile come certe canzoni mantengano la loro freschezza nonostante il tempo, sia di significato, sia nella memoria: –Io non saprei come cambiare non voglio più. Senti il cane d’argento che sorveglia la mia vita, che vorrà da me? Resta di più dicevo, voglio sentirmi male. Resta di più oppure non mi dimenticare. Resta di più perché ho perduto il senso, roba di poco che io ritrovi quello che sento. Ma passa il vento e passa il mare perfino il blu …– E così anch’io non voglio più cambiare ed il senso chissà qual’è, forse nella frase: –resta di più oppure non mi dimenticare-. l’abbiamo fatto, siamo stati capaci di ricordare anche se è impossibile per noi vivere il presente, forse possiamo solo giocare col tempo e la memoria. Tra un sospiro ed una riflessione seguo il filo invisibile che collega le mie parole, anche se non mi è chiara la sua logica, anche se non so bene se ho detto qualcosa o se ho qualcosa da dire, che importanza ha? Con le parole si può giocare, con gli stati d’animo anche ed io sono bravo a giocare, è forse l’unica cosa che sono capace di fare. Attività per niente remunerativa. Ripaga solo l’anima e mi fa stare bene. Questo basta. Queste, chiamale riflessioni se vuoi, sono ormai ponderate, tutto è già stato sviscerato negli ultimi giorni dell’anno appena passato, periodo ideale per fare un consuntivo quasi mai positivo o piacevole, spesso malinconico e depressivo. Comunque si fa, si fa sempre, è una necessità chiudere con l’anno le cose in sospeso, almeno provarci e ricominciare da zero.

4 gennaio 2013

8 pensieri su “Scrivo dalle pendici

  1. già, un sunto di fine anno ci vuole indipendentemente dal turn over del calendario è un modo per conservare solo ciò che merita di far parte di ciò che sarà…
    ho ancora qualche cassetta salvata dalla rottamazione, anche se non l’ascolto più, sono quasi relique sacre a ricordare un tempo decisamente più allegro, interrotto bruscamente da un evento luttuoso dell’88 che ha coinciso con l’espansione del cd

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      1. restiamo ancorati a quelli che sono stati i sentimenti più tenaci e che hanno segnato e forgiato più profondamente il nostro animo, anche se poi si è cercato di vivere conseguentemente alla ricerca di emozioni simili, tra delusioni e rinunce di vario tipo

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