Categoria: Fotografie

Mare e monti 1

Fotografia personale

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Gesti Colando

Fotografie personali

Una bella coppia: la Sinistra e il Destro

Tre dita in alto, tre dita in basso, le altre si divertono.

La Sinistra afferra il Destro sovrastandolo: rabbia o amore?

L’incertezza geometricamente rappresentata: stesso desiderio ma strade diverse.

Il Duello o l’Accusa…ma forse stanno scherzando.

Si sono proprio divertiti stasera, ormai sfiniti giacciono a terra.

La Vittoria e l’Offesa sono sempre questioni di dita.

Finiscono sempre per dare i numeri. Se il 3 è la Perfezione, il 4 è la Praticità. Insieme fanno Completezza e Conoscenza, ossia il 7.

Infine la Sinistra e il Destro sfoderano il dito medio… forse stanno richiamando il numero due, cioè l’incarnazione degli opposti, che sta a indicare sia il Contrasto che il tentativo di Conciliazione.

Cappelli

Fotografia personale

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Non so se avete mai visto niente del genere, io si, anzi ci sono nato in mezzo ai cappelli da donna. I miei genitori avevano fondato la ditta nel 1952, lavoravano in casa, tutto artigianale, modisteria, alta moda. Quindi è vero, sono proprio nato in mezzo ai cappelli, perché la casa dove vivevo aveva, oltre alla parte abitativa, una zona dedicata alla ditta. Da ragazzo ho imparato a formare i cappelli su forme di legno. Impara l’arte e mettila da parte.

Così è stato. Non ho mai pensato di voler lavorare con i familiari, ne allora, ne in futuro, ho fatto altro, o almeno ci ho provato, da tirocinante presso uno studio tecnico mentre ancora non avevo completato gli studi da geometra. Dopo mi sono iscritto alla Facoltà di Ingegneria civile, ed ancora ne ignoro il motivo, dalla quale son fuggito dopo il primo anno, per rifugiarmi ad Architettura, luogo più stimolante e congeniale fino ad un certo punto, e quel punto era l’abisso che separava il mio volere dalle idee dei docenti, che proponevano cose assurde come l’archeologia industriale. Il tempo mi ha dato ragione, tutto ciò che era reputato archeologia industriale è stato ben presto trasformato in macerie. Dopo aver fatto tutti gli anni di corso necessari, ed aver sostenuto buona parte degli esami, mi sono reso conto che gli studi erano tutt’altro, rispetto a ciò che avevo in mente, non m’interessavano in quella maniera, allora ho chiuso con l’università, me ne sono andato, in tutti i sensi, andato via a fare il servizio militare che avevo rimandato di anno in anno.

Durante questo periodo sono riuscito a condividere il tempo tra la presenza in facoltà per le lezioni, lo studio in altra sede da solo o con compagni di corso, il lavoro da geometra presso lo studio tecnico, mai abbandonato, ed il lavoro in casa con i familiari per aiutarli a fare i cappelli, ed ecco la fregatura che deriva dall’imparare l’arte e metterla da parte. Prima o poi arriva qualcuno che ti chiede di riesumare l’arte. Inoltre avevo da vivere la mia vita, quella vera, con gli amici, le ragazze, il divertimento, la spensieratezza dell’età. A ripensarci adesso non so proprio come riuscissi a fare tutto questo.

Dimenticavo la parte più intima, per me molto importante, l’introspezione, il desiderio impellente, la necessità irrefrenabile di scrivere poesie, spesso a notte inoltrata, prima di addormentarmi, seduto alla scrivania della mia stanza, nel silenzio o cullato dalla musica in sottofondo.

Rispetto ad adesso la vita era diversa, non esisteva niente di elettronico, se si escludono i prodromi di ciò che arriverà in futuro, a parte i primi personal computer. Avevo un Apple IIe con una ram ridicola rispetto a ciò che abbiamo oggi, ma espandibile con una “potentissima” scheda da 128kb. Da non credere.

Dopo il servizio militare, avendo in mano un diploma di geometra, ho pensato di esercitare la libera professione, così mi sono scritto all’Albo dopo aver sostenuto l’esame di ammissione, e mi sono messo a fare il geometra in uno studio tutto mio. L’ho fatto per circa dieci anni, poi le cose sono cambiate, la crisi un po’ ovunque, etc, come tanti piccoli studi in quel periodo, ho dovuto chiudere l’attività prima di rimetterci. Non ho mai conosciuto mezze misure, quindi dopo la chiusura ho eliminato tutto il resto: mi sono cancellato dall’Albo dei geometri, e da tutto quanto fosse inerente alla professione e oltre, infine mi sono cancellato anche dall’elenco telefonico e son rimasto alla macchia, diciamo così, per un anno intero, durante il quale ho cercato invano altri lavori, arrangiandomi come potevo tra mille pensieri e preoccupazioni per la mia famiglia. Per un po’ ho anche risfoderato l’arte messa da parte, ma preferivo lavorare saltuariamente per ex colleghi. Rimasi malissimo quando, dopo essermi presentato presso una ditta di spurghi che cercava personale, mi dissero che ero troppo qualificato per fare quel lavoro. Incredibile, avere un diploma è limitante se cerchi lavoro. Oggi, col senno di poi, gli sono grato per non avermi assunto.

Finalmente, tramite un amico che lavorava presso una ditta di abbigliamento, ho trovato un posto per quattro mesi a tempo determinato. Cavolo, ancora qualcosa legato alla moda cercava di risucchiarmi, ma ho accettato, sconfitto. Operaio di 3°livello. Non mi era rimasto più niente, se non la voglia di riscatto, quindi solo lavoro, otto o più ore al giorno, sabato compreso, nei mesi più caldi dell’anno. Come persona non esistevo più in quel periodo, solo lavoro e riposo. Niente più amici, interessi personali, hobby, acquisti, niente di niente che non fosse lavoro e stipendio. Lentamente in famiglia si risolleva la testa, all’orizzonte si delinea la speranza che tutto possa andare per il meglio.

L’anno successivo mi assumono a tempo indeterminato con ben altri incarichi, anche se sempre riguardanti l’attività di magazziniere, infine passo impiegato nell’ufficio del magazzino stesso. Sono rimasto in quella azienda per circa diciotto anni. Il lavoro mi piaceva e mi sono trovato molto bene con tutti, ma alla fine ci hanno licenziati in blocco per chiusura di ramo d’azienda con trasferimento della logistica presso terzi. Non ho mai vissuto una cosa così devastante come il licenziamento. E’ stata proprio dura, ma bisogna provarlo per crederci, la rabbia che ti prende, la voglia di fare una strage dei tuoi datori di lavoro, il malessere interiore che diventa fisico, il dover lasciare tante persone con le quali hai trascorso più tempo che con la tua famiglia, una cosa proprio brutta.

Comunque sono sopravvissuto anche a questo, e si è rifatto vivo il detto: impara l’arte e mettila da parte. L’evoluzioni del destino sono incredibili, più che cerchi di scappargli, più che si ripresenta. Non avendo più prospettive lavorative sono stato assunto nella ditta di famiglia, quella dei cappelli, proprio lei. In breve mi ritrovai a quel tavolo che avete visto nelle foto d’apertura, a fare cappelli, ormai avevo imparato, ormai mi toccava, e l’ho fatto, ma alla lunga non l’ho amata quell’arte. Comunque tutta l’esperienza acquisita nel magazzino precedente mi ha formato, sia come operaio, come magazziniere e come impiegato, ed alla fine hanno vinto il magazziniere e l’impiegato.

Ed eccomi al presente. Non lavoro più in quella casa, anzi ormai non ci lavora più nessuno, i genitori sono morti di recente, e la ditta è stata trasferita in altri locali più idonei e moderni, I tempi sono cambiati ed i cappelli si fanno sempre di meno sulle forme di legno, sostituite da quelle in alluminio che rendono più veloce il procedimento, ma questo non esclude che ogni tanto ci sia da fare qualche cappello alla vecchia maniera, ma solo chi sa, lo può fare. Rimangono le foto che sembrano di altri tempi (forse lo sono) e son quasi sicuro che la maggior parte di voi non ha mai visto niente del genere, a meno che non siate del settore.

Unica costante del mio percorso su questa terra è la poesia, che non ho mai smesso di scrivere e coltivare come unico bene prezioso di una vita inutile e priva di senso.

25 maggio 2022